Jürgen Klauke, Masculin-Feminin, 1974, 13 foto 30x40 cm ciasc. (part.)
Jürgen Klauke dal 1970 ad oggi realizza opere fotografiche e video di grande rigore compositivo, simili ad azioni teatrali, all'interno delle quali agisce come protagonista. Sono immagini presentate in sequenza, ambientate in spazi astratti, scuri, con fondi monocromi, senza riferimenti di luogo, né di tempo. Pochi accessori sulla scena. Il mezzo fotografico non fa che documentare “mises en scène” e performances.
L'artista tedesco stabilisce un'inconsueta concordanza tra opera e persona, tra arte e vita, tra essere e apparenza, divertimento e maliconia. I suoi autoritratti realizzati negli anni settanta, da Transformer a Masculin-Féminin, affrontano l'evasione dagli schemi, la provocazione, il travestimento, l'eterosessualità, la molteplicità della persona intesa come maschera/individuo. Tutto il suo lavoro svela il carattere cangiante dell'identità, l'ambivalenza di un essere che attraversa la sessualità, il desiderio, l'intimità fisica.
A volte Klauke teorizza su se stesso il tema dell'androgino, presentando accessori di una società erotomane. Tuttavia i tratti ironici degli atteggiamenti e delle scene liberano le sue opere fotografiche da qualsiasi pesantezza speculativa o pathos dell'impegno sociale.
Con l'opera sonora Komm Kunst, Kunst Komm (2010) Klauke ironizza sull'attesa dell'arte e sul senso del contesto artistico fautore di interpretazioni e significati, eco dell'arte di Marcel Duchamp. Qui la voce sussurrata dell'artista preannuncia l'arrivo dell'opera, lasciando che lo sguardo del visitatore si concentri intorno ad una luce proiettata sul pavimento. La scena rimane vagamente misteriosa e sospesa.
Il proposito di Klauke è sempre quello di creare una sorta di spazio "kafkiano" dove poter sviluppare una pantomima inconsueta e irreale. E tale scena finisce per condurci a un senso di profonda inquietudine.