Katja Loher, Where is the centre of the sea?, 2009, (part.)
Courtesy Galleria Tiziana Di Caro, Salerno
Vive e lavora tra Basilea, New York e Pechino.
Katja Loher si dedica alla sperimentazione tecnologica, associandovi l'utilizzo di diversi materiali, nell'intento di indagare le relazioni tra l'essere umano e l'universo che lo circonda. Il video è il filo conduttore tra tutte le opere, ma non è quasi mai inteso come lavoro fine a se stesso, bensì è associato a strutture complesse ed articolate, come sculture o installazioni, dando vita a serie di opere che l'artista ha definito "Miniverse" e "Videoplanet".
Per la serie “Videoplanet” i video sono proiettati su grandi palloni di gomma che fluttuano nello spazio. Il video è costruito attraverso un sistema di comunicazione che Loher chiama "videoalphabet", che rappresenta la sintesi della continua esplorazione del linguaggio, presente nella gran parte dei suoi lavori. Il "video-alphabet" è un vero e proprio codice, in cui figure umane, eseguendo studiate coreografie, riproducono una serie di simboli che, assemblati in fase di post produzione, diventano lettere dell'alfabeto, da cui l'artista fa derivare parole, quindi domande. Tali domande sono concise ed essenziali, restituite visivamente attraverso brillanti cromatismi e sobrie strutture metaforiche, e nonostante un'apparente leggerezza, rivelano una drammatica denuncia nei confronti dell'uomo e del mondo che egli ha costruito.
Opere come Where is the centre of the sea, oppure Sculpting in time, fanno parte della produzione dei “Miniverse”, elementi di forma sferica caratterizzati da fori, che dalla superficie si sviluppano verso il centro. Guardando dentro queste sfere, lo spettatore ha accesso a messaggi, trasmessi, come di consueto, attraverso piccoli video di diversa entità creati grazie al meccanismo di composizione delle parole, il “video-alphabets”.
Per la realizzazione dei “Miniverse” Loher si è ispirata ai quattro elementi della natura, acqua, terra, fuoco e aria, associandovi diversi materiali, come la plastica, il vetro, il legno o l'alluminio. Sono opere che amplificano una visione microscopica e al contempo offrono una prospettiva inconsueta allo spettatore, la visione dall'alto di un mondo quasi invisibile da “spiare”, denso di accezioni e messaggi. La mostra si completa con un'installazione interattiva del 2006, Peephole, "spioncino", attraverso cui lo spettatore è invitato a guardare. Tutto il lavoro attraversa e reinventa il concetto del "voyeur". Le opere di Katja Loher sono accompagnate da musiche composte in esclusiva da Asako Fujimoto.