Damir Ocko, The moon shall never take my Voice, 2010. HD video, 19' 16''. Courtesi Galleria Tiziana Di Caro, Salerno.
Il video, la scultura, il disegno, la scrittura e la musica sono i media prediletti dall'artista croato. I suoi lavori sono popolati da solenni figure inquadrate all'interno di ambientazioni complesse, che rimandano alla realtà solo per alcuni segmenti formali.
Il video The Moon shall never take my Voice è interpretato da una donna che si esprime con l'alfabeto muto, quindi attraverso gesti. Ognuno di questi gesti è cadenzato da un suono. La sceneggiatura si compone di tre canzoni scritte da Damir Oèko, seguendo diverse suggestioni.
La prima canzone narra una storia il cui protagonista è Gustav Mahler, il quale ascolta i suoni di un corteo dalla sua camera di albergo a New York. Mahler è molto disturbato dai tamburi che sente in lontananza, che pian piano si avvicinano, per poi scomparire nuovamente. Questa esperienza è stata riportata nella sua ultima, incompiuta, sinfonia.
La seconda canzone ha come protagonista John Cage, durante la visita che questi fece alla “Silent Chamber” presso l'Università di Harvard. Questa sala fu costruita in modo che nessun suono potesse essere trasmesso al suo interno, nonostante ciò Cage vi udì due diversi suoni: uno molto forte, l'altro molto basso. Cage puntualizzò in merito: “uno alto, il mio sistema nervoso in funzione, uno basso, il mio sangue in circolazione. Non mi aspettavo di udire quei due suoni, la cui vibrazione era stata emessa senza alcuna intenzione da parte mia”. La canzone, presente nel video, è suonata in nove battute, il che è ironico, in quanto fa riferimento ad una composizione di un musicista francese, risalente al 1897, che contiene solo nove battute vuote, e questa è stata la prima composizione musicale “in silenzio” che sia mai stata scritta. Cage era consapevole di questa esperienza.
L'ultima canzone segue il percorso di Neil Armstrong verso la luna, sino al momento in cui lui pronunciò la famosa frase: “questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande salto per l'umanità”. L'elemento interessante fu che Armstrong commise un errore e mancò di pronunciare l'articolo indeterminativo “un” davanti alla parola uomo; lui, infatti, aprì la bocca, ma non emise alcun suono.
Queste tre canzoni, sebbene interpretate secondo i dettami dell'alfabeto muto, sono accompagnate da una colonna sonora, fatta di suoni sordi, che compongono una evocativa melodia che richiama idee, persone, accadimenti, un complesso (e completo) discorso in cui, nonostante il tracciato significante si manifesti diversamente dalla consueta narrazione, vi rimane una precisa traccia di esperienze e suggestioni.