Daniele Puppi, Fatica n.13, 2001, video-installazione
Courtesy Galleria Vistamare, Pescara
Daniele Puppi ha frequentato le Accademie di belle arti di Venezia, Bologna e Roma dove si diploma nel 1996. In questo anno realizza la prima installazione video-sonora dal titolo Fatica n. 1. L'opera segnerà l'inizio di una personale pratica artistica di appropriazione dello spazio.
Le installazioni video-sonore site specific intitolate “Fatiche” sono generate dall'incontro diretto dell'artista con lo spazio. Per Puppi lo spazio non è mai neutrale ma è la base concreta dal quale il lavoro emerge e prende forma. Utilizzando le sensazioni che le proporzioni e le caratteristiche fisiche dello spazio stesso gli trasmettono, l'artista trasforma l'architettura in una esperienza sensoriale in continua espansione. Puppi indaga le dinamiche e gli equilibri architettonici tramite una serie di semplici gesti ed estenuanti sforzi del proprio corpo, compiuti nello spazio in un tempo definito, e successivamente proiettati all'infinito sulle superfici spaziali prese in analisi.
Grandi proiezioni di singole performance, sullo/nello spazio fisico interno, contraggono e contemporaneamente espandono l'architettura in una nuova dimensione. Lo spettatore si trova coinvolto in una esperienza multi-sensoriale. È una ricerca tesa all'appropriazione dei luoghi per mezzo di proiezioni video che mostrano azioni fisiche in perenne svolgimento.
L'artista reagisce al contenitore architettonico, inteso come insieme di linee, volumi e superfici, lo “compenetra” attraverso una serie di gesti e azioni ripetutamente eseguite. Un “corpo a corpo” che diventa evidente nell'opera presentata a Molfetta, Fatica n. 13 (2001). Qui l'immagine-movimento espande all'infinito lo sforzo e il gesto di apertura di una porta. La proiezione della figura umana impegnata nell'apertura della porta è capace di appropriarsi dello spazio fisico ed emozionale dello spettatore. L'azione delle mani, registrata dalla ripresa video e proiettata su una porta reale, innesca la percezione di un'impresa verosimile. Spazio architettonico, spazio umano interiore e corpo sono coinvolti nella ricerca di una nuova unità. Puppi sottolinea: “Non c'è narrazione nel mio lavoro, non c'è inizio, non c'è fine, e non c'è niente da interpretare. C'è solo il momento in cui ci si imbatte nel lavoro: allora qualcosa può succedere”.