Jean Toche, Be a true capitalist: rob a bank
Come una “macchina celibe”, Jean Toche - artista di origine belga trasferitosi negli anni Sessanta nella Staten Island benpensante – convive con una macchina fotografica e un gatto.
È una figura solitaria, un “monaco anarchico” che, avido di notizie, scava tra le parole del New York Times o del Time per trovare nessi, bugie, paradossi sulla costruzione della paura, riguardo il terrorismo e il sistema dell'arte.
Toche ritaglia frammenti di articoli e li assembla con considerazioni proprie, non risparmiando critiche caustiche a ogni forma di potere. A seconda della notizia scelta, Toche si ritrae attraverso l'autoscatto, riprendendosi in uno dei momenti della propria quotidianità; l'immagine fotografica del corpo dell'artista si unisce alle frasi scritte, formando una contaminazione di testo/immagine.
Il suo linguaggio vuole essere politico e ironico. Tutte le immagini sono trattate col software di fotoritocco Adobe Photoshop. Il suo volto, “ibridato” dalle notizie, alle volte diventa metallico, altre volte si allunga o si allarga cambiando colore, posizione, espressione: paura, rabbia, foga, relax.
Nonostante abbia volontariamente deciso di sparire dal palcoscenico dell'arte, usando solo la mail art e rifiutando mostre in musei e gallerie con una ferma determinazione antieconomica, il suo lavoro è comparso sulla scena delle pratiche artistiche già da quasi mezzo secolo.
Nel 1968, con Poppy Johnson e Jon Hendricks, fonda la GAAG, Guerrilla Action Art Group. Le azioni di disturbo messe in atto al Metropolitan Museum di New York, come lo spargimento di scarafaggi su una sfarzosa tavola imbandita a una cena ufficiale, le lettere scritte al presidente Nixon o la messa in scena del rapporto tra critico e artista denudato sulla porta del Met, procurano a Toche pestaggi e arresti. Poi il silenzio.
La sua casa è attualmente recintata e controllata elettronicamente come un bunker e la sua vita scorre, a dispetto di persecuzioni e minacce, nella convinzione che la propria azione quotidiana, di uomo solo contro i poteri, andrà a incidere nel mondo come la goccia che consuma ed erode il monte. In una delle nove opere in mostra campeggia una frase dell'artista: “Be a true capitalist: rob a bank” (Essere un vero capitalista: rapinare una banca).