Markus Willeke, How soon is now, 2010
Markus Willeke è attratto dalle manifestazioni visive del mondo in cui vive. Affonda spesso il suo sguardo nel repertorio cinematografico quale fonte di ispirazione. Motivi come graffiti metropolitani, recinzioni, segnali di avvertimento, scorci esterni o interni, vengono captati dall'artista per essere interpretati sulla tela. Immagini dallo schermo, o immagini da giornali e altri media, si traducono in scene pittoriche visionarie.
L'artista combina la tecnica della pittura con quella dell'acquarello, la vernice spray con i colori ad olio e gli acrilici. Inonda la tela con una vernice molto diluita utilizzando pennelli di varia grandezza, mischia la pittura ancora fresca e lavora la superficie cromatica come fosse un acquerello, lasciando il colore vivo. Dal momento che questo deve essere fatto velocemente, la composizione dell'immagine viene elaborata in anticipo, così gocce e spruzzi seguono l'idea preliminare dell'artista. Il riferimento dato da Willeke è alla pittura astratta dell'americano Morris Louis, una pittura acrilica molto diluita, saturata con rade.
Nel free style dell'artista berlinese ogni riferimento alla realtà ha assunto una vita propria, ed è subordinato alla pittura. Finestre e porte ostruite da tavole inchiodate, imbrattate con l'avvertenza “Keep Out”, fanali accesi nella pioggia o nella nebbia, segnaletica d'emergenza e insegne commerciali, vengono completamente trasfigurate. Essendo un soggetto scovato nel mondo immateriale delle immagini cinematografiche, non può che ritornare in una forma astratta evanescente, con un senso di trompe l'oeil.
Willeke giunge ad interpretare anche le icone suggerite dal territorio californiano, ed in particolare Los Angeles, come luogo che produce immagini e si produce attraverso le immagini, spesso emerse dal suo passato immaginato. Dalle immagini dei mezzi di trasporto, nelle strade desertiche californiane, all'immagine inquietante delle case devastate dagli incendi, quale quella presentata nella grande tela in mostra al Torrione Passari. La visione della casa in legno in preda alle fiamme è una rappresentazione “da incubo” che richiama sottilmente l'ambito dell'inconscio freudiano. L'incendio in Willeke corrisponde ad una grande esplosione di striature, macchie accecanti, impurità cromatiche. In scena v'è il ricordo di immagini viste o visualizzate. Difatti, Willeke “spia” il repertorio iconografico collettivo della società, che, in questo caso, finisce per inglobare tra le fiamme finanche il marchio della multinazionale McDonald's. La sua è una memoria riproduttiva. E non un semplice archivio o magazzino di ricordi. È un “ritorno immaginario” all'immagine e all'impressione, all'emozione del gesto pittorico fugace o incompleto. Un'arte che tradisce la volontà di non giungere ad una nitidezza narrativa del dipinto, in favore di una pittura sempre in bilico tra effimero e permanenza, tra astrazione e figurazione.